Una breve storia delle nostre etichette

Dimenticate Photoshop.

Erano gli anni Settanta quando si progettavano le etichette delle bottiglie di casa Zadra. La tipografia, ai tempi, aveva due attrezzi principali di cui non poteva fare a meno: forbici e colla.

Dopo avervi già mostrato le etichette moderne degli spumanti Liberty e Brut, ecco le bozze, le etichette dimenticate, le matrici per la stampa a rilievo di nome e logo dell’azienda e addirittura la prima bozza finale dello stemma Carlozadra – quello che oggi chiameremmo “logo”.

L’etichetta ingiallita del Don Lodovico, ormai fuori produzione. Chi ne ha stretta una bottiglia fra le mani ha potuto vedere i colori originali: crema e nero.

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Una delle prime bozze per l’etichetta del primo spumante Carlozadra, quando l’azienda si chiamava ancora “Perlage”. Da notare nell’intestazione che prima degli anni ’90 il “metodo classico” si chiamava “champenois”, mentre ora è di uso limitato alle bollicine francesi.

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Due varianti per l’etichetta dell’ormai abbandonata “Donna Celeste”, una grappa. Alla moglie Celestina Carlo Zadra aveva dedicato proprio il più inebriante fra i suoi prodotti.

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Questa una versione con nome-logo più lineare, poi scelta per la produzione finale:

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Immancabile la prima versione dello stemma-logo Carlozadra, che non sembra invecchiare e ancora troneggia sui colli di ogni bottiglia di spumante che produciamo.

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Il logo è riportato anche su una vecchia carta intestata, stampato a rilievo in oro su sfondo verde (i colori sono andati persi durante la scannerizzazione).

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L’etichetta per il collare del Brut nella prima metà degli anni Ottanta (sopra) a confronto con quello attuale (sotto).
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Le matrici per la stampa a rilievo del nome e dello stemma sulle etichette di fronte delle bottiglie di Brut (prima degli anni ’90):

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